All’interno della sala E si custodiscono due reperti straordinari e rarissimi in Toscana: due mummie tebane, donate al Gabinetto nel 1820 dal Granduca Leopoldo: La loro presenza racconta una storia affascinante fatta di riti, simboli e misteri dell’antico Egitto. 

Per garantire la vita eterna, gli Egizi ritenevano essenziale che il corpo fosse conservato integro anche dopo la morte perciò svilupparono la pratica dell’imbalsamazione: processo rituale che consisteva nel rimuovere gli organi interni, essiccare il corpo con natron e avvolgerlo in bende.

La mummia di Heruimen (VII secolo a.C)

Un reperto che unisce eleganza e spiritualità offrendo preziosi indizi sulla vita e le credenze dell’epoca.

  • Identificata come donna grazie alla conformazione del bacino.
  • Status sociale medio-alto, suggerito dalla doratura del sarcofago.
  • Rinvenuta in un sarcogago ligneo (oggi esposto nella sala D).

La mummia del bambino (VI secolo a.C)

Un reperto toccante dove gli studiosi si sono fatte molte domande

  • Di sesso maschile.
  • Databile al VI secolo a.C.

Un mistero risolto

Per anni si è creduto che le due mummie appartenessero a madre e figlio, poiché furono ritrovate una accanto all’altra, tuttavia le analisi al carbonio 14 hanno dimostrato che vissero in epoche diverse. Questa scoperta ha smentito il legame familiare, aprendo nuove interpretazioni sulla loro collocazione.